OTTO MANI DIVER-GENTI (Treviso)

otto-mani-divergentiOTTO MANI DIVER-GENTI (Treviso) 

La compagnia nasce dall’incontro fra Paolo Papparotto e L’aprisogni per dar vita allo spettacolo  En attendant Pierrot, commedia esistenziale parodistica e straniata per burattini della Commedia dell’Arte Veneta liberissimamente ispirata ad Aspettando Godot di Samuel Beckett. Le otto mani sono quelle di Paolo Papparotto, Paolo Saldari, Cristina Marin, Cristina Cason. Paolo Papparotto inizia a lavorare con i burattini nel 1979 privilegiando l’attività di burattinaio solista, ma dedicandosi anche alla ricerca sul teatro di figura e all’attività di gruppo con pupazzi meccanici. Dal 1982 si specializza sui burattini della tradizione veneta e sulla Commedia dell’Arte come burattinaio solista. Nel 1983 fonda il Centro di Ricerca sul Teatro di Figure che ha lo scopo tra l’altro di raccogliere materiale storico e documentario sui burattinai nel territorio trevigiano e veneto. Partecipa ai più importanti festival internazionali europei, spingendosi fino a Teheran e ottenendo importanti riconoscimenti al suo lavoro. Tiene corsi professionali per burattinai. Dal 1998 collabora con Cristina Marin – uscita da quel crogiulo di talenti che è la Casa di Arlecchino – e che lavora con lui sia alla realizzazione degli spettacoli che dentro in baracca come animatrice. La compagnia Aprisogni nasce a Treviso nel 1992 come laboratorio artistico per la progettazione e la costruzione di burattini, marionette, pupazzi, baracche e ambientazioni per il teatro di figura. I fondatori e le mani operanti sono Cristina Cason e Paolo Saldari; la loro attività è caratterizzata da uno stile di lavoro di alta qualità, gli allestimenti sono tutti autocostruiti e curatissimi; il loro curriculum è costellato di riconoscimenti e premi nei più importanti festival di Teatro di Figura e di Teatro di Strada in Italia.  

EN ATTENDAND PIERROT 

Ven. 25 giugno – ore 23,00
ASTI – piazzetta Italia 

Burattini a guanto tradizionali su baracca
 

Due attendono qualcuno che non arriverà. Dell’indiscutibilmente più famosa creazione di Beckett tutti sanno almeno questo. Dopo diverse letture di quel testo irto, intellettuale, asfissiante, autisticamente poetico, la compagnia resta catturata da una fascinazione; ripensarlo “sincretizzato” con Arlecchino, Brighella e le altre maschere. Non solo perché queste sono loro pane quotidiano (in senso figurato ed anche proprio), ma anche perché Vladimiro ed Estragone si sono sovrapposti in tutta tranquillità ai due Zanni e da Pozzo è emerso un rintronato Pantalone in singolare relazione con Colombina. La struttura del canovaccio e la storia che ne sono conseguiti risultano, in filigrana, assolutamente coincidenti al testo di Beckett. Cambiano i toni, i colori, l’alfabeto: ovvio, in onore dei Burattini, portatori delle loro sacrosante esigenze, diverse da quelle degli attori. L’dea è scaturita all’unisono; in ambedue le Compagnie della “joint-venture” si sono fatte strada (separatamente) la stessa lettura e la medesima possibile rilettura. La compagnia intende quindi presentare questa sua piece con lo stesso carattere straniante e salace che aveva, a sua volta, animato Beckett.